Federico Aldrovandi: quando la vita di un diciottenne massacrato di botte dalla polizia vale 3 anni e mezzo di carcere

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E’ arrivata la sentenza per l’omicidio di Federico Aldrovandi.

Il diciottenne ferrarese che nella notte del 25 settembre 2005, passeggiando verso casa dopo un concerto, fu intercettato da solerti ed emeriti esponenti delle forze di polizia, tali Paolo Forlani, Luca Pollastri, Enzo Pontani e Monica Segatto. Questi –  evidentemente per proteggere la sua sicurezza – lo hanno pestato a calci e pugni e lasciato morire a terra ammanettato, fermandosi solo dopo aver rotto due manganelli.

I quattro  “tutori dell’ordine pubblico” – come chiamare tutori dell’ordine i drughi in Arancia Meccanica – sono stati condannati a 3 anni e mezzo di carcere. Che forse tra indulti e indultini non sconteranno mai.

3 anni e mezzo per la vita di un diciottenne ammazzato a calci e pugni da “persone” che nascondono le proprie frustrazioni e inettitudini dietro un distintivo.

3 anni e mezzo. Gli stessi che hanno atteso i familiari ed amici di Federico Aldrovandi per arrivare a questa sentenza. Scanditi da tentativi di insabbiamento della vicenda, attività di falsicazione delle prove  e l’omertà di testimoni che spaventati hanno ritrattato il resoconto del pestaggio a morte a cui avevano assistito.

Aggiornamento del 9/7/09: Due giorni dopo la sentenza per l’omicidio Aldrovanti, Salvatore Scognamiglio 40 anni, è stato condannato a tre anni di carcere per il furto di un pacchetto di wafer dal valore di 1 euro e 29 cent. Il sig. Scognamiglio aveva dichiarato “Mi vergogno, ma avevo fame…”.

La pena per il furto di un pacchetto di biscotti da parte di un indigente viene equiparata a quella per il pestaggio a morte di un diciottenne! Rimanendo nel reato di furto… chi aveva rubato milioni dai conti correnti dei consumatori per i propri investimenti se la cava con 6 mesi di galera!

Ecco la nostra sicurezza!

qui il blog curato dalla madre di Federico Aldrovandi  e sotto alcuni video che ricostruiscono la vicenda:

*leggi il disclaimer nella colonna destra della home prima di lasciare commenti

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21 Risposte to “Federico Aldrovandi: quando la vita di un diciottenne massacrato di botte dalla polizia vale 3 anni e mezzo di carcere”

  1. Mauro Maccioni Says:

    avevo seguito il caso quando, quasi per errore, non ricordo quale Tg aveva accennato cinque secondi di notizia; approfondendo su internet, ero giunto a schifarmi completamente. In ogni caso, spiaciuto a morte per il povero ragazzo, torno a dire: “la gente ottiene quel che merita e quel che vuole”; evidentemente gli italiani non possono fare a meno di fascisti, botte e sopraffazzione, tanto da votare lega, pdl e da ottenere le ronde notturne (assomiglia agli squadroni dele camicie nere, per Dio), oltre che elargire sempre di più, anche indipendente dal fatto singolo del post, potere a sbirri vari. C’est la vie!! buonanotte, militanti della RPMN.

  2. Indignazione,tanta indignazione oggi 30/09/2009,Il caso Cucchi una storia che si ripete….Le frustrazioni dei polizziotti uccidono un altro ragazzo,pestato a sangue le immagini sono scioccanti!!!!!!

    si pensava forse era finita qui ma non è cosi…..chi sarà il prossimo????

    VERGOGNA VERGOGNA alle istituzioni !!!!!

  3. Senza parole! Venables.
    Avevo giusto scritto un post sul caso di Aldo Bianzino, un’altra morte di carcere in questo paese di merda, ed ora ecco un altro caso fotocopia.
    Una caduta dicono… sicuramente è caduto tra le mani di vigliacchi pestatori quello sicuro. Vergogne tutte italiane!

  4. […] loro impunità, come ci ha insegnato la “giustizia” di questo paese in casi fotocopia come quello di Federico Aldrovandi. (qui e qui altre […]

  5. …nn dimentichiamo!
    nn dimentichiamo aldo bianzino,nn dimentichiamo carlo giuliani,nn dimentichiamo federico aldrovandi,nn dimentichiamo stefano cucchi!
    nn dimentichiamo ki nn ha nome,ma è stato ammazzato da ki doverbbe proteggerci!
    la cosa ke più mi fà rabbia e mi crea dolore di questa storia è ke federico mi ricorda mio fratello e nn posso immaginare quello ke passerei se toccasse a lui una fine del genere!
    …hanno dato solo tre e anni e mezzo di pena a ki l ha ammazzato in questo modo brutale e schifosamente meschino e ignorante…tanti anni quanto la famiglia ha dovuto aspettare perkè si facesse un minimo di giustizia,un minimo di chiarezza!…la legge nn è uguale per tutti!
    e sono incazzata e NON DIMENTICO!

  6. federico aldrovandi,stefano cucchi,gabriele sandri,carlo giuliani e tanti altri ragazzi innocenti ke muoio per merito delle autorità ITALIANE!!

  7. Sono 82 i morti in carcere solo nel 2009… e i bigotti cattotalebani si preoccupano del crocefisso appeso al muro.

  8. Mauro Maccioni Says:

    Non capisco perché vi stupiate… l’Italia è questo e sarà questo finché rigurgiti di ideologia fascistoide permangono nella popolazione (avete mai sentito commenti del tipo “ma che fonno bene devono fa rispetta l’ordine” e simili) e nelle FORZE DELL’ORDINE, per le quali questo certo tipo di pensiero sconclusionato e senza basi si tramuta inevitabilmente in azione, previo distintivo, appunto. se a questo aggiungiamo una naturale tendenza popolana al razzismo ed alla xenofobia, oltre che ad una ignoranza totale tra la generazione dei giovani (testimoniata dagli attuali dati statistici fra gli studenti italiani, che non sanno rispondere alle domande “quant’è il 10% di mille?” o “unità d’Italia? o “cosa sono i patti lateranensi?” o “scoperta dell’america?” o (non vi stupite se lo dico) “quanto fa 7 per 4?”, collocando l’Italia tra i paesi più ignoranti d’Europa), il panorama non potrà che essere questo!!
    Vi stupireste o indignereste se vi dicessi che la terra e “sferica”? o che non è l’occhio a vedere ma il cervello? o che i numeri naturali sono infiniti, ma meno di quelli reali, pur sempre infiniti? ovviamente no, per cui…

    PS: è vero che il crocefisso nelle aule non è poi una questione così impornate quanto le morti nelle carceri o sul lavoro, ma non sottovalutate l’adempimento di gesti SIMBOLICI in una società oggettivamente ignorante. in questo senso, il duce insegna, mi spiace dirlo.

    Saluti agli amici di RPMN!

  9. Ho avuto un lutto grave simile al vostro.
    Con le lacrime agli occhi, non comprendevo come si potesse ascoltare in quell’aula quelle parole, senza avere la voglia di saltare addosso a quei bastardi, di picchiarli e di sbattergli la testa sul pavimento, gridandogli tutta la mia rabbia, o di andarli a prendere a casa nel cuore della notte, o augurargli lo stesso immenso dolore.

    è una piccola gioia, ma almeno è dalla vostra parte, quella della sentenza.

    Un grande abbraccio alla mamma, al papa’, ed in particolare al fratello.

  10. Ho deciso di scrivervi in quanto, il 21 settembre, a Salerno è successa la stessa cosa che è successa al povero Federico. Lui si chiamava Roberto Collina aveva 40 anni e la notizia non è arrivata nemmeno sui notiziari nazionali. Insabbiata nel modo più schifoso. Ho messo il link del mio blog dove spiego cosa è successo. Il povero Roberto apparteneva ad una famiglia indigente. E l’unico parente che gli è rimasto è la mamma. Una signora troppo anziana e acciaccata per poter cercare di chiedere giustizia per il proprio figliolo. Io ero un amico del povero Roberto e vorrei tanto che la cosa venisse alla luce. Se potete ….. fate qualcosa. Anche dandogli soltanto il risalto mediatico che merita.

    Un abbraccio a voi tutti

  11. massimiliano Says:

    credo che l’essere umano possa scendere all’inferno senza lasciare il mondo in cui vive … ed è molto bravo a portarne un po su questa terra.
    bestie!

  12. Con immenso dolore ho seguito la vicenda, sono un ragazzo al quale sarebbe potuta succedere la stessa cosa incredibile ed incresciosa…Avrei voluto essere un’amico di federico per essere con lui quella notte…

  13. Giovanni Coppolino Says:

    questa è uguale a tante altre morti e violenze gratuite come quelle che avvengono presso gli istituti pschiatrici credetemi tanti innocenti messi nelle mani di abietti aguzzini e speculatori.
    Ed intanto quei porci dei politici se ne fregano e vanno avanti.

  14. Ciao
    Mi chiamo Gianni Liani ed il 4 febbraio 2010 sono stato ridotto in fin di vita da alcuni carabinieri….sono vivo per miracolo

    • Uno dei carabinieri che ha picchiato Gianni Liani, ha picchiato anche il figlio della signora Franca Rosa Maria La Rovere, mia carissima e stimatissima amica di Chieti. La sigNora ha vari blogs su internet ed è sempre rintracciabile e disponibile con tutti.

  15. Gaetano Preta Says:

    La giustizia italiana non esiste. Quanti Federico sono morti e, se i familiari non avessero avviato le indagini, i loro delitti sarebbero stati impuniti? Quando le forze dell’ordine sbagliano fanno quadrato intorno a loro, ma se commettiamo un errore noi semplici cittadini veniamo sbattuti in galera senza sconti, sono esterrefatto, meno male che ci sono state brave persone a testimoniare contro i 4, ma non sempre e’ cosi’.

  16. sono veramente indignata, è una schifo, queste persone devono avere giustizia, viviamo sotto questi porci perchè solo così si possono chiamare!! senza scrupoli,senza un minimo di umanità di giustizia sono topo da macello!

    io spero che possa essere fatta giustizia per federico e per tutte le mmigliaia di persone ormai che hanno subbito queste violenze ,’. vi sono vicina…

  17. Mio padre La Rovere Camillo è stato vittima di di un omicidio,messo in atto dalla Polstrada di Chieti; maggiori dettagli in merito si trovano nell’art. 7 del mio blog–http://la-rovere-franca-rosa-maria.over-blog.com
    La Rovere Franca Rosa Maria

  18. Lo già scritto su altri siti: nessuna pietà per quei poliziotti. Sono da radiare a vita, sbatterli in galera ai lavori forzati. E questo naturalmente è come si dice il minimo sindacale perché la vera punizione sarebbe un’ altra. Siccome violenza richiama violenza quella mattina avrei voluto esserci io col povero Aldrovandi e vi assicuro che anche in 4, loro con i manganelli ed io con il mio manubrio di acciaio da body building che pesa 4kg, avrebbero fatto una fine tremenda. Mi bastavano al massimo 2 minuti, non di più, perché a ogni colpo che gli davo erano fratture gravissime. Altro che indulto!

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