Mele marce o albero fradicio dalle radici?

Giuseppe Uva

Quasi fossero normali fatti quotidiani, ci ritroviamo ancora una volta a parlare di una morte “da caserma”, malattia mortale tipica del nostro paese. Parliamo di Giuseppe Uva, la cui unica colpa sarebbe stata quella di aver contribuito, per via indiretta, alla cornificazione di un carabiniere.

Nella notte del 13 Giugno 2008, Giuseppe Uva viene arrestato insieme ad un suo amico per disturbo della quiete pubblica. Durante il fermo un carabiniere con sorpresa lo riconosce e promette di aver “cura” di lui. Da numerose testimonianze sarebbe emerso che Giuseppe avesse avuto una relazione con la moglie del carabiniere in questione (fonte qui e qui).

In caserma Giuseppe viene separato dal suo amico. Quest’ultimo da un’altra stanza sente le urla di dolore dell’amico e chiama addirittura il pronto soccorso con il proprio cellulare.

Il giorno dopo Giuseppe Uva viene trasferito all’ospedale. I familiari lo trovano morto, con echimosi su tutto il corpo. I medici dicono di avergli somministrato dei farmaci per farlo dormire e riprendersi dalla sbornia; la causa del decesso viene imputata proprio ad una reazione ai farmaci somministrati per errore dai medici. Le ferite ed echimosi vengono giustificate dagli esponenti dell’arma come atti di autolesionismo. Infine beffa delle beffe, i carabinieri a 24 ore dalla morte sporgono denuncia contro Giuseppe Uva.

La grottesca versione ufficiale sarebbe smentita da intercettazioni telefoniche in cui alcuni carabinieri – ridendo – parlano di Giuseppe Uva e di come sia stato facile tenerlo da ubriaco (fonte).

Dopo le morti di Federico Aldrovandi, Aldo Bianzino, Riccardo Rasman, Stefano Cucchi, Marcello Lonzi, Giuliano Dragutinovic, ecc. ecc. ed in ultimo il recententissimo pestaggio immortalato da telecamere di 4 ragazzi in una caserma di Ferrara, ci si può lecitamente chiedere se questi episodi siano solo numerosi casi isolati, in cui dipendenti statali indegni si nascondono dietro la divisa per le loro vendette personali ed inettitudini sociali, oppure solo punte dell’iceberg di  pratiche generalizzate delle caserme e carceri italiane, delle quali, di tanto in tanto, trapela qualche caso.

L’unica certezza è che fino ad oggi nessun “tutore dell’ordine pubblico”, anche quando ritenuto colpevole come nel caso Aldrovandi, ha scontato un giorno di galera.

*leggi il disclaimer nella colonna destra della home prima di lasciare commenti

Una Risposta to “Mele marce o albero fradicio dalle radici?”

  1. Mauro Maccioni Says:

    Bella l’Italia…

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