La forza e l’orgoglio del popolo abruzzese

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Onna (Abruzzo). Fonte: RPMN

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Onna (Abruzzo). Fonte: RPMN.

Distruzione inenarrabile, ma anche una forza ed una voglia di ricominciare della popolazione fuori dal comune. Ecco quello che ci si è trovati davanti nelle due giornate passate in Abruzzo.

Sarà che si tratta di gente di montagna, abituata a rimboccarsi le maniche davanti alle difficoltà, ma pur incontrando persone che hanno perso tutto (forse anche qualche caro), con la prospettiva di vivere in tenda per i prossimi mesi, non abbiamo assistito a scene di piagnistei teatrali ed accuse allo stato assassino, che sarebbe stato facile attendersi in molte altre zone d’Italia.

Abbiamo trovato anche chi aveva il coraggio di scherzare sulla necessità di vivere in tenda: “Ragazzi buon lavoro, e mi raccomando scrivete bene, mò vi saluto che devo tornare al campo profughi”, oppure l’organizzazione di partite di calcetto “Scapoli vs Ex-Paganica” (nds Paganica è una frazione dell’Aquila duramente colpita).

Solo il protrarsi ininterrotto di scosse più o meno forti, prolunga uno stato ansiogeno e di allarme costante che non permette di voltare definitivamente pagina e ricominciare.

Quella che è sembrata opinione generale di tutte le persone con cui abbiamo parlato, e che alcuni dei quali hanno pregato di dar risalto, è la ferma opposizione a balzani progetti di ricostruzione alla New town di berlusconiana ispirazione. Gli Aquilani vogliono tornare a vivere all’Aquila o nei paesini limitrofi, ricostruendo e ristrutturando le loro case la dove erano.

Senza rompere i coglioni a nessuno, abbiamo cercato di documentare la distruzione nelle frazioni della circoscrizione di Paganica, appena fuori dell’Aquila, come Bazzano, Pescomaggiore, San Gregorio e Tempera ed Onna (che praticamente non esiste quasi più). Da sottolineare l’ottimo lavoro delle protezioni civili e di tutte le altre associazioni volontarie e forze armate, nella messa in piedi dei campi e dei servizi essenziali. Complimenti in particolare per la cucina messa in piedi dai volontari di Rifondazione Comunista di Perugia nel campo di San Biagio in Tempera.
Proprio un peccato che noi italiani riscopriamo lo spirito civile e di solidarietà solo durante le catastrofi e il mondiale di calcio!

Cosi pure come le stranezze della devastazione: intere aree pressoché intatte, altre completamente devastate, e altre ancora con edifici “nuovi” sventrati e accanto edifici molto più attempati che invece hanno retto (forse qualche differenza nei materiali e tecniche di costruzione!?).

I casi paradossali su cui la Procura dovrà indagare sono molti: l’ospedale San Salvatore (costruito dalla Impregillo nel 2001: responsabile anche della gestione rifiuti a Napoli e della costruzione del ponte sullo stretto!) e quella dello studentato (nds pensate cosa accadrebbe nelle case dello studente a Perugia, con un terremoto simile).

Noi, nel nostro piccolo, ci siamo imbattuti nel singolare caso di un ponte crollato lungo la strada che conduce al paesino di Fossa. Un ponte completamente ristrutturato – “sicuramente” secondo crismi antisismici – solo 4 mesi fa!

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ponte Fossa (Abruzzo).  Fonte: RPMN

Sappiamo bene che i colpevoli non pagheranno mai. In fondo siamo pur sempre nella Repubblica delle banane e lo psiconano ha già detto di credere che “non c’è sicuramente dolo” nell’operato dei costruttori.

Inoltre secondo il nano massone l’emergenza è già terminata, e nelle tendopoli si sta come in campeggio.

Da evidenziare anche i fenomeni di sciacallaggio nelle loro varie forme.

Non tanto quello dei razziatori di case, di cui per la verità si conoscono solo pochi casi veramente accertati. Quanto quello di chi specula in maniera più subdola della situazione. I negozianti che vendono un sacchetto di zucchero e un kilo di carne a 60 euro, una bottiglia d’acqua a 20 euro, piuttosto di chi ha cercato di vendere la benzina a 5 euro il litro. Tutti per fortuna prontamente denunciati e la minoranza. Ci sono infatti bar che hanno riaperto il giorno dopo il terremoto e che offrono da bere e mangiare ai volontari di passaggio.

Altro tipo di sciacallaggio è quello mediatico; di cui i vari studi aperti e cardinal vesponi sono maestri affermati.

A noi è stato riferito che durante l’arrivo di vettovaglie e indumenti nel campo di San Biagio in Tempera un “giornalista” – se si vuol chiamare cosi una merda umana del genere – aveva fatto togliere le scarpe ad un bambino facendogli una foto con le scarpe nuove in mano. Nulla di strano che il padre del bimbo avesse giustamente cercato tal “giornalista” per “complimentarsi” della sua professionalità.

Ci auguriamo solo che con la fine dello sciame sismico, le persone che non potranno rientrare subito nelle loro case possano avere presto abitazioni prefabbricate in legno, saltando la fase di “vita da polli in gabbia” nei containers.

Il Soviet Supremo della RPMN per ora passa e chiude!

Per documentarvi ulteriormente andate qui e qui sulla fotogallery del tamtam.

FORZA ABRUZZO!

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