Dopo Verona anche a Padova

Sinceramente il Soviet Supremo si è rotto le palle di scrivere su questi argomenti, ma se questi accadono lo costringono a parlarne.

A poco più di una settimana dal pestaggio a morte di Nicola Tommasoli a Verona, lo scorso sabato sera, un ragazzo è stato aggredito e pestato all’uscita dal Centro Sociale “Pedro” a Padova.

Il ragazzo trentunenne, appena uscito da un concerto rap, è stato dapprima insultato e poi pestato da quattro ragazzi. Tutti italici e molto coraggiosi, hanno atteso solo che qualcuno uscisse da solo.

Iniziate, anche in questo caso, le “indagini” ed “accertamenti” per verificare la politicità o meno del fatto.

Personalmente credo che per considerare un fatto di violenza gratuita come politico, non c’è bisogno che a subirlo sia un militante di sinistra.

Come abbiamo già scritto riguardo al pestaggio a morte di Tommasoli, non si sa se il ragazzo picchiato abbia alcun orientamento politico. Ma non è questo il punto. Un pestaggio anche di persone non politicizzate, da parte di razzisti e xenofobi sia sempre da considerare politico.

Non si sa nemmeno se i ragazzi che lo hanno aggredito siano o meno di tendenze neofasciste, ma anche questo non è il punto. Chiunque si rifaccia a idee ottusamente razziste o xenofobe è da punire severamente.

Non è lo stesso per coloro che non tollerano gli intolleranti.

Chi nega la propria tolleranza agli altri, vedi qualsiasi portatore delle ideologie neonazi o neofasciste, non può pretendere di essere tollerato dalla società civile.

Chi nega le principali libertà personali a coloro che sono differenti da lui, non può rivendicarle quando gli fanno comodo.

E non mi si venga a dire che bruciare una bandiera di uno stato colonialista come Israele, sia equiparabile ad un pestaggio. E’ sicuramente un’espressione di intolleranza, ma non violenta e diretta ad un paese che non rispetta le basilari Convenzioni Internazionali sui Diritti Umani e risoluzioni ONU.

Oppure che i Centri Sociali, come le squadre neo fasciste, siano la parte violenta della sinistra radicale, perché le uniche cose che ho visto organizzare da membri dei Centri Sociali sono feste, concerti, attività sportive e raccolta di fondi per iniziative di solidarietà sociale.

Non ho assistito all’organizzazione di rappresaglie dopo l’omicidio di Dax a Milano nel 2003, compiuto da due dichiarati neofascisti; e neanche dopo l’omicidio di Renato Biagetti, accoltellato nel 2006 da neofascisti all’uscita di un concerto Reggae in un Centro Sociale vicino Roma.

Speriamo che questo sia l’ultimo fatto del genere che il Soviet commenti.

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